mercoledì 30 settembre 2009
Gruppo rock emergente in Casentino
venerdì 25 settembre 2009
Castello di Poppi
L’autunno è la stagione più bella per raggiungere l’antico borgo medievale. I boschi di abeti, pini e frassini s’ infiammano di una gamma di caldi colori verdi che sfiorano il rosso e sfumano in giallo, illuminando le colline con slancio vitale. Paesaggi silenziosi e meditativi in una terra che parla il linguaggio della natura.
Si sale a piedi seguendo il “deng-deng” di Ilario che martella il ferro. Quel suono metallico e ritmato indica la via del centro storico. Poppi regno del ferro battuto, del celebre “panno di lana”, dei conti Guidi e del loro Castello, progenitore di Palazzo Vecchio a Firenze, legato a sordide e affascinanti leggende di amanti, duelli e intrighi.
Cinque sono le porte originarie per accedere al centro. Porta Fronzola, porta a Porrena, porta a Badia, porta dell’Alberghiera e porta delle Monache, proprio sotto al castello dei Guidi. Ancora su sfiorando il seicentesco Oratorio della Madonna del Morbo. Raro esempio di “barocchetto toscano” a pianta esagonale con cupola a squame che deve il nome alla clemenza della Vergine a protezione dalla peste.
Tutto il borgo ha una tipica forma a fuso tagliato al centro dall’attuale via Cavour scortata da edifici e palazzi con la scia di portici, elemento architettonico raro in Toscana, che permettono di passeggiare nel paese in tutta la sua lunghezza, al riparo del maltempo.
La via s’arrampica verso il “pratello”, la piazza d’armi sul quale domina il castello. Questo, racconta Ilario, artista del ferro e cultore di Poppi, era il luogo preferito dai cavalieri per duelli e sfide. Si dice che gli stessi conti Guidi offrissero loro i padrini. Pare avessero fatto costruire un sepolcro per quelli uccisi durante gli scontri.
Clangore d’armi, di spade e d’armature. Sono in diversi, a Poppi, a sentire chiasso ferrigno. Proprio nelle notti ventose, sul piazzale antistante il Castello e nella campagna circostante, teatro nei secoli passati di numerose e sanguinose battaglie.
Il piazzale è oggi un tranquillo giardino. Nulla fa pensare a sanguinosi eventi. S’avvicina il tramonto e il castello si colora d’autunno. Compatto e d’aspetto roccioso. Espressione di forza e solidità. E’ l’impressione che si ha di fronte al maniero. Ammirevole freddezza asimmetrica della doppia facciata. Disorienta e stupisce. Quasi cieca la prima, ingentilita da bifore l’altra.
Sopra svetta la Torre del Diavolo, muta testimone di cruenti fatti. Leggenda e storia si fondono in parole, scritti e detti popolari. Telda, vedova di uno dei conti Guidi, mai sazia di “emozioni”, era solita attirare nel palazzo giovani abitanti del paese e, dopo aver soddisfatto “quei” desideri, li faceva uccidere senza pietà.
Una sollevazione popolare la ridusse prigioniera proprio nella torre dove morì di fame e stenti. Secondo la leggenda quei “poveri diavoli” caduti nella trappola d’amore animerebbero ancora le notti del castello.
Circondato da mura di cinta con merli guelfi, da un ampio fossato e con al centro la torre, fu costruito su un’antica fortificazione longobarda da Lapo, maestro di Arnolfo di Cambio, nel 1274. Abitato per circa quattrocento anni dai “Conti Guidi”, il castello di Poppi è da sempre legato alle sorti di una delle più potenti famiglie toscane.
La trasformazione da vecchio maniero a nobile residenza, tra le più belle della Toscana, si deve al conte Simone da Battifolle. Rafforzò le mura, creò un prestigioso cortile interno e la splendida scala in pietra che porta su, fino alla loggia della torre. In cima, fiero custode ritratto in arme con scudo e spada, c’è Simone.
Se fuori, il castello è freddo e distaccato nella sua bellezza, l’interno è caldo e accogliente nella sua nudità. Si respira la vita dei nobili dell’epoca nei saloni, sui ballatoi in legno e sulla scala del Turriani che sembra muoversi attorcigliata su se stessa. Uno dei rari esempi rimasti in Italia.
Escher deve essere stato qui. Qui, forse s’è accesa la capacità grafica nel creare le sue famose “Scale”. Penombra e fragranza di legno antico nell’antica biblioteca, al piano di sopra. Manoscritti, incunaboli e trecenteschi codici miniati di Jacopo del Casentino. Ma qualcosa ricorda che proprio questa stanza ospita fantasmi di penna. Poeti, scrittori e scrivani di corte che popolarono le storie del Medioevo.
Dall’alto si sbrogliano le mura medievali, viuzze, loggiati, le locande dove si prepara “il tortello di patate” e gli artigiani che chiudono bottega. Mentre il sole volta pagina e stridono le serrande con colpi secchi, in basso di fronte al castello, il volto bronzeo di Dante Alighieri osserva la piana di Campaldino.
Presso i conti Guidi, trascorse alcuni anni del suo esilio. Da Poppi poteva “rimirar” quella valle nella quale fu giovane guerriero. Nonostante la benevolenza dei suoi protettori, qui assaporò e provò, “come sa di sale / lo pane altrui e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”.
sabato 19 settembre 2009
Parco Nazionale delle foreste Casentinesi: Libro sui Rapaci Diurni
Il Parco Nazionale del Casentino, con i suoi molteplici ambienti naturali e soprattutto le straordinarie "foreste casentinesi", è l'habitat di vita e riproduzione di 10 specie di rapaci.
Si passa dalla grande aquila reale, con una apertura alare di oltre due metri, al piccolo gheppio, che raggiunge poco più di 70 centimetri. Abbiamo poi il falco pecchiaiolo, specializzato a nutrirsi di vespe e calabroni e l'albanella minore, che presenta uno spiccato dimorfismo tra maschio (grigio) e femmina (marrone) e che, come il precedente rapace, in inverno raggiunge i territori dell'Africa transahariana.
Tra gli abitanti di questi boschi annoveriamo anche il biancone o aquila dei serpenti, che sempre più spesso viene osservata nel territorio del Parco, e due rapaci specializzati nella caccia in foresta: lo sparviere e il grande astore. Per quest'ultimo il Parco è uno dei più importanti siti riproduttivi.
Alla fine, ma non perchè ultimi per importanza, troviamo il falcopellegrino, vero portento del cielo, famoso per le sue picchiate insuperabili ad oltre duecento chilometri orari, l'elegante lodolaio - il falco dai "calzoncini rossi" - volatore acrobatico che compete con rondini e rondoni nella maestria del volo, e la più comune poiana.
Difficile non emozionarsi fissando il volo di un grande rapace che volteggia nel cielo, senza un battito d'ali, e all'improvviso osservarlo scivolare nel silenzio della foresta dietro un crinale.
Aquile, falchi, albanelle, poiane: così diversi e con una loro identità e specializzazione.
"I quaderni del Parco" permettono di costruire una conoscenza che rende più intensa l'esperienza dell'esplorazione dell'area protetta.
E' un Parco straordinario nella ricchezza faunistica ed ambientale.
Questo lavoro editoriale si deve agli ornitologi Pier Paolo Ceccarelli, Stefano Gellini e Guido Tellini Florenzano che raccontano con passione e professionalità decenni di ricerche sul campo.
venerdì 18 settembre 2009
Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: Il crinale tra Toscana e Romagna
Tra cui è anche il lungo percorso della Grande escursione appenninica, alta via che percorre tutto il crinale di confine tra Toscana ed Emilia Romagna. A 1.296 metri di quota, il valico del Passo della Calla permette di scendere verso la Romagna ed è, con il suo bar aperto nella buona stagione e il vicino paesino di Campigna, il punto di partenza per l’escursione in direzione dell’eremo di Camaldoli. La passeggiata è un’escursione facile e segnalata (segni di vernice bianca e rossa, cartelli) e il tragitto è quasi completamente pianeggiante e richiede circa 4,30 ore di cammino. Dopo l’altura panoramica di Poggio Scali, traversa alcuni dei tratti più impressionanti della grande foresta, come la Riserva integrale di Sasso Fratino, per poi scendere verso l’Eremo.
giovedì 17 settembre 2009
Parco nazionale Foreste Casentinesi: Percorso escusionistico
Siamo all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, al suo limite meridionale, e la foresta ospita alcuni esemplari di faggio davvero notevoli per dimensioni ed età. Da non perdere lo spettacolare panorama che si gode dalla cima (circa 1300 m) che, orientandosi verso nord, spazia dal Pratomagno alla Romagna...
mercoledì 16 settembre 2009
Canile del Casentino
"Ricordiamo che la nostra Associazione, oltre ad occuparsi del Canile di San Piero per ciò che concerne la custodia, la cura e l’adozione dei cani ospitati, è impegnata anche in altre attività: campagne di sensibilizzazione, stand informativi, interventi a favore di animali in difficoltà e molto altro. Nonostante gli sforzi, le risorse umane non sono mai abbastanza. Se volete dedicare un po’ del vostro tempo libero al volontariato, chiamateci. Abbiamo davvero bisogno di nuove energie! Qualora non abbiate intenzione di impegnarvi attivamente potete comunque iscrivervi all’ENPA Casentino (quota associativa: 25 Euro annue): anche in questo modo ci darete un aiuto prezioso. Rinnoviamo inoltre l’invito a venirci a trovare al canile, aperto ai visitatori il sabato, la domenica e tutti i giorni festivi dalle 10 alle 12."
PER SAPERE COME FARE AD ISCRIVERSI
Grazie!
sabato 12 settembre 2009
Bierfest 2009: la festa della birra di Pratovecchio
Ritorna come ogni anno la più bella festa del Casentino di fine settembre
Da giovedi 24 a domenica 27 Settembre 2009 ritorna la popolarissima BierFest di Pratovecchio. Si potranno gustare prodotti tipici della tradizione bavarese e un boccale di Kauzen prodotta nei birrifici artigianali. Potrete ascoltare la musica popolare tedesca con la banda ufficiale della città di Uffenehim. Il comune di Pratovecchio nel cuore del casentino è infatti gemellato da diversi anni con la cittadina tedesca bavarese. Come ogni anno è stato organizzato il servizio del trenino del casentino (Rete ferroviaria Toscana) che effettuerà tutte le fermate e in sicurezza riporterà le persone a casa. Ultima fermata prevista; la stazione di Arezzo. Per info sui treni disponibili consultare sito: LFI.
Allora, Tutti alla festa della birra di Pratovecchio!